mercoledì 13 agosto 2008

Una Visione

Strani, scuri volatili macchiano le nuvole stamane.
Starnazzano, strepitano, dall’alto sembrano guardarti con occhi rossi spenti.
"Via !! –grida il vecchio dal parco, puntando contro il cielo un bastone di legno rugoso- Via dalla mia giornata di uomotristefinitosolomalatoesgarbato !!! " E gli uccelli vanno via con lentezza, graffiando l’azzurro sopra di lui solo per dispetto.

venerdì 1 agosto 2008

La Statua di Luigi Rizzo

Luigi Rizzo, del color del bronzo, ascolta i flutti dietro di lui, con attenzione. Le onde si accavallano tra loro per infrangersi sulla banchina, ritmicamente, delicatamente, con uno scrosciare ogni volta diverso. Non ce ne è una uguale all’altra, non è mai successo e lui lo sa. L’azzurro del mare si esprime per vie infinite.
I bambini, questa mattina, girano intorno alla statua sulle loro bici, felici e senza pensieri. E una coppia di ragazzini si bacia lì di fronte, sulla panchina, esplorando l’amore.
Luigi Rizzo sta sempre lassù sul piedistallo ed aspetta l’inverno, e con esso la pioggia. Per sentir di nuovo sul viso le notti di gloria, guerra e tempesta, quando c’erano solo acqua, vento e nemici da ogni parte ed il cuore batteva forte, nelle vene il sangue si incendiava ed il coraggio di un solo uomo cambiava la storia, per sempre. E poi l’Italia, Milazzo, la gente e tutti per strada guardavano a lui con un sorriso fiero, sincero. Il sorriso che si mostra ad un eroe.
Ed “eroe” lo chiama il sindaco, di tanto in tanto, mentre legge con enfasi il suo discorso e la banda suona a perdifiato, sudando nelle divise ben stirate. Un lungo applauso, poi vanno via lasciando una corona di fiori o due. Ed il silenzio tutt’intorno.
Luigi Rizzo sta ancora lì e lascia scorrere il tempo riempiendo le giornate con i ricordi. Spesso, se osservi bene la sua statua, puoi trovarlo assorto nel pensiero della grande mareggiata del 1981. Quando neanche la grigia banchina poté separarlo dalla furia maestosa delle acque, che quel giorno travolsero tutto e l’incontrarono, per dare l’addio. E fu uomo e mare di nuovo insieme. Simbiosi mai dimenticata.
Intanto, come sempre, l’inverno e i suoi acquazzoni si avvicinano ogni giorno di più e Luigi Rizzo, con la meraviglia di un bimbo, contempla le nuvole formarsi pian piano su di lui, in quel cielo sconfinato. Il sole, da lassù in alto, riscalda sempre meno il bronzo del suo busto e la gente, presa da mille cose, sembra svanire via nel nulla. Rimangono solo i ragazzi, abbracciati su quella panchina, che continuano ad amarsi.

martedì 1 luglio 2008

Commenti Ermetici (Cronaca di un Ritorno)

A Roma, di Buon Mattino
Il lungo volo è ormai alle spalle. Risveglio con rosette fresche, burro, sole e marmellata di ciliegie. E cappuccino schiumoso che alimenta il sorriso. L'italia sta tutta qui...come avrei potuto scordarlo?

Visita alle Catacombe
Nel fresco sotterraneo, sbirciando clandestinamente tra i cunicoli, ho cercato invano l'ombra di uno spettro.



Zigzagando per la Capitale
Un giro dalla periferia al centro storico per rendermi conto che, sia nei negozi che per le strade, di italiano se ne sente parlare davvero poco. Molti i lavoratori stranieri nei ristoranti e nei chioschi, e tantissimi i turisti. Inglesi, francesi, tedeschi, ma in maggioranza americani. Ho praticamente usato l'inglese tutto il tempo, a malincuore.


Domenica Mattina: Partenza per la Sicilia
Albergo al quinto piano e ascensore che, come ci hanno appena comunicato, è rotto. Un milione di bagagli trascinati giù per le scale. Breve tragitto verso Roma Termini. Caldo, caldissimo, sole a picco su di noi, afa e ancora caldo. Arriviamo alla stazione cercando un bagno. In quello delle donne qualcosa non funziona e non ci si può accedere, poi scopro che per usufruire dei servizi bisogna pagare 70 centesimi ( e gli unici soldi spiccioli che ho sono americani). Vabbè. Saliamo sul treno e ci accorgiamo che, nonostante ci attenda un viaggio abbastanza lungo, le carrozze sono quelle a scompartimento unico per i viaggi brevi (??!!). E che l'aria condizionata non funziona. Mi fermo qui, per non contaminare la narrazione con varie volgarità da viaggiatore frustrato. E l'odissea continua, verso quel paradiso lontano che è la Sicilia.
Domenica Sera: l'Arrivo
Finalmente a casa. Quella vera. Almeno un giorno per iniziare ad assorbire il fuso orario e smaltire i dolori del calvario ferroviario. Intanto, l'abbraccio della mia famiglia e l'abbandono totale verso la parmigiana ed i cannoli.

lunedì 23 giugno 2008

Nuovo Millennio: L'Attesa

Esseri dagli occhi grandi, che viaggiate tra il tempo e lo spazio,
venite, venite da me e portatemi via.
Portatemi via dove più vi pare, dove più vi serve.
Via da qui.
Da questa terra che non è mia,
da questa gente che non mi vuole,
lontano da quest’aria che non riesco più a respirare.
Venite, venite da me stasera sulla vostra astronave.
La mia casa sono le stelle.

domenica 15 giugno 2008

Rapa Lo Yeti

Cliccate qui: http://shavemyyeti.com/ .
Poi, con malsano sadismo, divertitevi a rasare fino in fondo il pelo del malcapitato yeti.

giovedì 12 giugno 2008

Buon Compleanno, Blog!


Che vergogna: ieri il blog compiva il suo primo anno di vita ed io, roteando all’interno del maledetto vortice lavorativo, non ho neanche avuto il tempo di accendere una misera, scarna, trasandata, superficiale candelina in suo onore.
Stamattina, come di consueto, mi sono preparato il caffellatte, ho acceso il computer, cliccato sul link
www.marcotalotta.blogspot.com, ed il blog mi ha brutalmente sputato in faccia e nella tazza. Mentre mi asciugavo il volto dalla saliva e dicevo addio alla colazione, mi rendevo conto, tra le altre cose, di aver creato il primo efficientissimo, bastardissimo lama digitale. “Marco Talotta’s World” è, indubbiamente, una bestiola strana, senza logica, incostante, pigra, puzzolente ed impulsiva, ma nonostante tutto non mi sento ancora di sopprimerla con violenti colpi di pala e attrezzi vari da giardinaggio, perché in fondo in fondissimo mi sono affezionato alla sua compagnia, anche se sputa. (Pausa riflessiva, tormentata e veramente, veramente sentita.)
E arrivato a questo punto del post, dovrei fare il giovincello gentile e mostrare la mia riconoscenza verso tutti i lettori fedeli o i visitatori casuali disseminati per il globo, che danno poi un senso a tutta questa follia. Ma, dato che l’altro ieri sono stato punto da un minchione radioattivo, mi viene in mente solo di ringraziare delle entità a caso, sparse qua e là in maniera idiota. E così farò. Un grazie, quindi, all’orso Bubu, all’Agnello Pasquale, a Pasquale l’agnello, Carlone il metalmeccanico irascibile, Giangolia il permaloso schiavo delle miniere, la barba del nonno di Remì, la barba-barba di Barbapapà, John l’effeminato amichetto di Solfami, l’ingenuotta farfallina catturata dalla Vispa Teresa, il corpo senza vita di Fernandez, le tecnologiche scarpe da trekking di mio cugino in Trentino, tutte le amiche di collegio di Candy Candy che non sono diventate mai famose, il sosia di Luke Skywalker che lavora alla rosticceria”Gino lo Struscione”, per concludere trionfalmente con gli eroici sopravvissuti al portentoso scorreggio-nuvola di mio fratello Claudio.
Buon compleanno, Marco Talotta’s World!!!

sabato 31 maggio 2008

lunedì 19 maggio 2008

Il Dono

Un milione di stelle nella notte
fanno brillare il mare addormentato.
Venuta da chissà dove, silenziosa,
scivoli tra le acque come fossi in volo.
Sulla riva un dono ha chiamato te da lontano, Teles,
ha interrotto i tuoi giochi coi delfini.
E’ un mazzo di fiori tutto azzurro,
gettato in spiaggia dall’ ultimo ragazzino al mondo che credeva alle sirene.
Il suo ultimo regalo al dorato mondo delle fantasie.
E’ l’alba, e mentre ritorni
stringendo fra le dita il tuo tesoro,
il sole comincia ad illuminare una scia di petali
tra mille bollicine,
salgono a galla leggeri e fanno saltar fuori i pesci.


Sembrano il triste pianto del mare.

Guardi in giù, verso l’abisso che ti accoglie di nuovo
e stavolta, piccola sirena, ti senti più sola.

martedì 13 maggio 2008

Un Gabbiano Qualunque del Cielo

La giovane Teles quel giorno salì a galla per vedere il cielo. Era come il mare ma più vasto, non c’erano pesci e coralli ma nuvole ed uccelli che davano al tutto un aspetto curioso.
Signor gabbiano! -gridò la sirenetta rivolgendosi ad uno dei tanti volatili- Signor gabbiano, presti attenzione!”
Qualche secondo ed un pennuto piuttosto vecchio e malandato le si avvicinò planando lentamente. Teles notò subito che l’uccello non aveva più uno dei suoi occhi, era come se gli fosse stato strappato via.
Per le ali del Grande Celeste, ma cosa sei ?! -esclamò il gabbiano interdetto- Vista dall’alto mi eri parsa una bambina, ma da quel che l’acqua lascia trasparire tu hai ben altro che due gambette rosa !”
Sono una sirena !”rispose la piccola con garbo. E nel frattempo salì a galla anche la sua amichetta, una piccola sardina che non la lasciava mai sola. “Una sirena??…Ma si, una sirena !! Una volta un mio amico me ne ha descritta una. Era l’alba e l’ha vista saltare fuori dalle onde insieme ai delfini … ma vedo che anche tu sei in compagnia!”affermò il volatile standosene sospeso a mezz’aria.
Sicuro ! -replicò Teles mentre il pesciolino le nuotava intorno- Le sirene vivono in armonia con tutte le creature del mare ! E dimmi, Signor gabbiano, ti ho chiamato per sapere se anche tu vuoi essere mio amico!”
Al pennuto scoppiò subito una risata.”Amici ? Per le penne dei Sacri Migratori !! Il cielo ed il mare non hanno niente di che spartire e non ce l’avranno mai ! Queste acque, per me e tutte le altre creature che vedi lassù, sono solo una fonte di nutrimento e nient’altro ! E per di più sono piene fino all’orlo di tranelli e pericoli mortali !! Vedi lo squarcio che ho qui a sinistra al posto dell’occhio? -proseguì il vecchio gabbiano avvicinandosi ai due nuotatori- Questo è il ricordo dell’unica volta che non sono stato diffidente verso il vostro caro oceano. Mi ero addormentato, lasciandomi cullare dalle acque e un amo galleggiante si è portato via metà della mia vista ! Per non parlare di quell’inverno che un’onda quasi non mi sommergeva ! L’anno scorso -continuò sdegnato- mio fratello è stato morso ad un’ala da un grosso pesce ed è morto tra i flutti che adesso vi accarezzano. Io e te apparteniamo a due mondi diversi per natura e non possiamo avere alcun legame…questo è tutto !”
Non è vero, non è vero !! –rispose la sirenetta quasi piangendo- Io conosco perfino chi riesce a convivere tra cielo e mare : i pesci volanti. Pensa ai pesci volanti !”
Quelli ? Quelli sono soltanto degli ibridi che vagano senza pace tra due mondi, come forse lo sei tu che appartieni per metà alla terraferma !” E detto questo il gabbiano, con un rapido scatto, si avventò sulla sardina accanto Teles e la strinse forte con il becco, allontanandosi subito verso l’alto con il pesce che già non si muoveva più.
Da quel giorno la sirenetta non ebbe più voglia di ammirare il cielo e tutte le sue meraviglie. Lo fece solo qualche volta, di notte, per guardare le stelle. Riflettendo sull’ultima frase detta dal gabbiano.

lunedì 28 aprile 2008

Quasi Fosse un'Astronave


Me ne avevano rubata una l’anno scorso. Era nera con le rifiniture color oro. La lasciavo in garage e, per quanto l’amavo, le davo l’arrivederci prima di chiudere il lucchetto sulla catena. Era il mio primo acquisto importante da quando mi ero trasferito negli States, il mio unico mezzo di esplorazione in quel mondo a me sconosciuto. Non avevo ancora la Green Card, né il permesso di lavorare, nessun amico e una scarsa fiducia nel mio inglese: ero praticamente un alieno. Lei costituiva l’unico motivo per alzarmi la mattina e volar fuori col sorriso, nel tentativo di scoprire qualcosa in più del mio nuovo vicinato. Quasi fosse un’astronave.

Poi, un pomeriggio, son sceso in garage con lo zaino in spalla e tanta voglia di avventura.
Ma non ho trovato neanche catena e lucchetto.
Son rimasto incredulo a guardare quello spazio vuoto per qualche minuto, poi mia moglie mi ha dato una scossa e mi ha portato dentro casa, mentre ancora farneticavo parole senza senso. Pensavo fosse un segno del destino, credevo il significato fosse più che chiaro: Marco, povero piccolo idiota venuto da tanto lontano, questo non è e non sarà mai il tuo posto. Torna a casa, e tornaci a piedi. Punto e vaffanculo. Decisi che non avrei mai più comprato una bici in vita mia. Così feci passare un anno e, non lo nascondo, le cose in generale non furono per niente facili, ma con mia sorpresa migliorarono. Poi migliorarono ancora ed ancora. Feci l’esperienza del college, trovai un lavoro, poi un altro ancora più vantaggioso, mentre la gente in giro cominciava a riconoscermi, salutarmi, telefonarmi. A dare un calcio alle crisi d’identità e agli shock culturali, finalmente arrivarono gli amici, le feste e le follie. E qualcosa cominciò a formicolarmi in testa, anche se non ne ero ancora propriamente convinto. Arrivò la Primavera del 2008 e con essa il bel tempo e la voglia di stare fuori all’aria aperta, il desiderio di volare ancora. Così, quasi per caso, la trovai nello stesso negozio dove avevo comprato la prima e decisi di portarla a casa con me.
Il nome del modello è “Cobra GT”, in onore della vecchia Ford Cobra. Io la chiamo “libertà”. Adesso ci volo in giro per la mia città, i miei boschi e i miei sentieri, senza nessun limite o confine. Quasi fosse un’astronave.

lunedì 14 aprile 2008

"L'Appuntamento". Testo : Marco Talotta - Illustrazioni : Tip Thongtavee

Colazione con cereali e qualcosa che mi fissa da dietro le tende. E’ uno di quelli rossi. Quelli che nelle mani hanno un dito solo, un solo indice corto e pulsante. Lo aprono e chiudono in continuazione, nervosamente. Non so cos’è che li rende più tozzi degli altri, forse quel collo così grosso e gonfio. Hanno un modo lento e penoso di respirare, quelli rossi, non so spiegarmi perché. Adesso si avvicina goffamente, a scatti, striscia sotto il tavolo e si ferma qui ai miei piedi. Oggi sembra sudare più del solito.
Questo latte sta quasi diventando acido, mi brucia sulla lingua. Non è un bel modo per iniziare la giornata. Se avessi un lavoro, oggi non ci andrei.
La creatura non mi lascia sola neanche mentre faccio la doccia, si è nascosta nel cesto della biancheria e crede che io non lo sappia. Il getto d’acqua è così forte e piacevole su di me che per un attimo sorrido.
Ne stanno arrivando altri, più piccoli e incredibilmente agili. Non sono rossi. Uno di loro sembra incuriosito dal mio spazzolino da denti e ne mordicchia le setole. Forse ha trovato frescura in qualche residuo di dentifricio. Sono felice che non stiano ancora litigando tra loro. Quando lo fanno, le ombre sul muro si incontrano e scontrano rendendo scura ogni stanza della casa. Prendo l’accappatoio e loro cominciano a scappare, solo quello rosso resta immobile e continua a spiarmi.
Paul ha deciso che oggi possiamo riprovarci. Penso di essergli mancata molto in questi due mesi. Mi piace Paul, mi piace davvero. Le sue braccia sono grandi, forti, quando mi stringe quasi non respiro più.
Inizio a truccarmi e dentro lo specchio si muove qualcosa, è come un volto rugoso ma senza sguardo.
Ancora un po’ di rossetto e sarò la più bella di tutte, oggi.
Dei rumori in cucina fanno vibrare un po’ le pareti, qualcosa sta sbattendo sui muri le pentole e tutto quello che trova. Sembra opera di un essere forte, pesante, il suo grido è rabbioso e violento, come se uscisse dal fondo di un pozzo.
Non ho più molto tempo per prepararmi, è quasi l’ora dell’appuntamento. In camera da letto l’armadio è stato morso più volte, nel suo interno solo un abito è rimasto intatto. Metto quello.
Una tra le entità presenti nell’ingresso mi apre la porta, sussurrandomi nell’orecchio assurde minacce. Le sue risate suonano come dei grugniti ascoltati al contrario sopra un nastro. Dice che presto perderà il controllo e mi ucciderà senza alcun rimorso, senza alcuna pena.
La macchina si accende al primo colpo, credo che oggi sia proprio il mio giorno. Sul sedile alla mia destra c’è un’oscena figura senza pelle. E’ molto triste e non fa che piangere e tossire, creando un curioso effetto sonoro nell’abitacolo.
Giro la prima a sinistra e non posso fare a meno di notare le viscere ingarbugliate del suo corpo trasparente. Credo che dei vermi si stiano cibando dei polmoni e gli diano molta noia.
Ecco il cinema, sono anche un po’ in anticipo. Faccio un giro per cercare parcheggio e qualcosa ferma il traffico. Qualcuno ha investito un bambino, vicino al marciapiede. Angeli e demoni lo ghermiscono terribilmente proprio mentre la madre perde i sensi. Una scena orribile.
Scendendo dalla macchina ho quasi rotto un tacco, comincio a innervosirmi sul serio. Sono le mie scarpe migliori e adesso hanno un graffio, un’enorme incisione che non potrò mai far riparare.
Davanti al negozio di fiori una sagoma continua a mutare forma arrampicandosi sul lampione, come per gioco.
Mi guarda in faccia e comincia a tremare, ansimare. I suoi occhi sono sempre più grossi, le vene si gonfiano perdendo gocce di un sangue nero, formano a terra densi laghetti, dei rigagnoli fetidi che un gattino in tutta fretta inizia a leccare. Tutte le rose gialle del negozio appassiscono, anche qualche orchidea. Dietro quel vetro svogliatamente lucidato i petali cadono e si contorcono senza fine. E una vecchia signora dalla voce stanca, arrivata dal fondo della strada, mi dice qualcosa, una confidenza che la riempie di buon umore. Che la fa ridere a occhi chiusi come una ragazzina.
Dice che Paul non esiste e che non c’è mai stato, che è una mia folle, disperata invenzione.

Aspetto lì vicino al lampione per un’ora.

Due.

Paul……Paul non arriva. Vado via e finalmente le strade sono libere.
Sotto il sedile dell’auto, lentamente, con affanno, qualcosa respira. E’ uno di quelli rossi.


lunedì 24 marzo 2008

Nonno Aldo

Ricordo lontano di mio nonno. Seduto, stampella poggiata al muro, in un angolino del suo microcosmo. Odore intenso del dopobarba azzurro che teneva nell’armadietto, insieme alle altre piccole cose importanti.
Giornate passate a leggere, sfogliare e rileggere la rivista “Oggi”, la più bella di tutte, o a strillare a qualcuno di rispondere a quel telefono che non smetteva di squillare. E ad aspettare figli e nipoti per offrir loro le gazzose alla sera, e sentirli finalmente tutti intorno a lui.
Mattine trascorse in silenzio a guardare la gente, là fuori, passare senza fine. A fumare una delle MS nel pacchetto e poi a soffiarsi il naso nel fazzoletto uscito dal taschino. Mani poggiate su quella gamba che non si era mai del tutto aggiustata, fin dai tempi in cui era carabiniere.
Pomeriggi immersi tra abitudini e pensieri. Appuntamento in TV con Raffaella, Corrado e Pippo Baudo, amici cari e leali.
Nonno vestito a nuovo il giovedì, per portarci al mercato come fosse una festa. Adagiato sotto il tetto di quel magazzino, ci aspettava e parlava con l’uomo che vendeva la frutta. E fumava, fumava, guardava ed aspettava ancora.
Memoria affettuosa di mio nonno Rocco Romualdo, maresciallo in pensione che tutti chiamavano Aldo. Gridava arrabbiato: “Porco diavolo!” e si sporgeva dalla sedia fin quasi a cadere. Sentiva il rombo assordante di un motociclista, in strada, e gli urlava a pieni polmoni: “Disgraziato!!”. O, appoggiato al muretto del suo cortile, ogni tanto lanciava in terra la sua stampella e così si sfogava. Mentre i nipotini scappavano via, promettendo di non dondolarsi più su quel cancelletto arrugginito, che per loro era un luna-park.

Pensiero triste di un giorno dopo la scuola, quando passavo davanti a quel cortile e lui mi ha chiamato, a gran voce, per dirmi qualcosa. Ed io, di fretta, gli ho fatto un cenno con la mano e non mi sono fermato.
E poi quel vecchio, quell’uomo forte che mi guardava con orgoglio perché ero il suo nipote maschio, non l’ho visto più.

mercoledì 5 marzo 2008

Il Tuffo del Gigante

Quella mattina, il Gigante di Zucchero salutò distrattamente il Gigante di Marmellata.
Era troppo impegnato ad incollare tutte le caramelle che aveva trovato nella dispensa, per costruire l’automobile più appiccicosa che si fosse mai vista in giro.
" Mi porterà verso il mare!" pensava tra sé, e continuava il suo lavoro immerso nei pensieri.
Il Gigante di Zucchero aveva ascoltato spesso i ragazzini parlare tra loro dei tuffi tra le onde del mare. Ed ogni volta aveva provato una grande curiosità riguardo a quella immensa distesa, così fresca ed azzurra, che loro descrivevano entusiasti. Negli occhi di quei piccini brillava la luce viva di un sentimento che lui non conosceva: la felicità.
E così aveva sacrificato tutte le provviste per
l’Inverno (anche le sue amate caramelle ai mirtilli) al fine di avere un mezzo, seppur bizzarro,che lo portasse verso la meta di tutti i suoi desideri.
Dopo giorni di fatiche, tutto era pronto. Il Gigante si sedette sopra i sedili di cioccolato della sua automobile e non esitò un secondo ad avviare il motore, che tra uno scoppio e l’altro faceva schizzare nuvolette di panna dalle marmitte.
Quando ormai l’uscita del villaggio era a pochi metri, il Gigante di Zucchero fu fermato dal Gigante di Miele. "Torna indietro! – lo ammonì –Sappiamo tutti cosa hai intenzione di fare! Nel mare – disse – ti scioglierai!".

Ma il nostro Gigante testardo non si curava minimamente dei suoi consigli e così proseguì il suo viaggio, fiducioso di poter sentire nel cuore almeno per una volta la felicità, quell’emozione sconosciuta e tanto piena di fascino.
Il tragitto dovette sembrargli molto più lungo (perché le ruote dell’automobile si attaccavano all’asfalto bollente) ma, alla fine, il volo dei gabbiani ed il frangersi delle onde sulla spiaggia non lasciarono più alcun dubbio al Gigante di Zucchero: era arrivato al mare.
Scese dal suo veicolo, che alcuni granchi buongustai avevano cominciato già a sgranocchiare, e si gettò in quell’infinita distesa cristallina.


Sull’acqua, il giorno dopo, i ragazzini trovarono un enorme sorriso di zucchero.

martedì 5 febbraio 2008

Work in Progress: Comic Strip

Ancora immerso nell'estenuante avventura americana, cerco di lasciare il segno della mia ingombrante presenza su questo territorio sconfinato, giusto per ribadire ai mangiatori di hot dogs che, per adesso, l'alieno Marco Talotta esiste nel loro spazio-tempo. Negli ultimi giorni, infatti, durante i pochi momenti di pausa tra il lavoro e la vita familiare, ho iniziato ad ideare una nuova serie settimanale di strisce a fumetti che dovrebbe chiamarsi "MELBOURNE & ZZAKK", con l'obiettivo di farla acquistare e pubblicare online su di un sito specializzato, molto popolare qui negli Stati Uniti. Sono ancora alle prime vignette, non ho neanche deciso se usare o no il colore e devo scrivere ogni battuta in inglese, ma la voglia di creare un nuovo mondo dal nulla mi dà 6 marce e 2 sportelli in più. Così, se tutto andrà bene e se mi deciderò a consegnare il maledetto prototipo delle prime storie, tra qualche settimana potrò dire di avere il lavoro part time più fico del mondo (escludendo il porno-star vestito in abiti medievali, naturalmente).

mercoledì 23 gennaio 2008

Collaborazione con "Città di Milazzo"


Oggi, 23 Gennaio 2008, è stata inaugurata una nuova sezione sul frequentatissimo sito del Comune di Milazzo. Lo spazio si chiama "Racconta la Città"e, come riferisce il curatore " è dedicato a tutti coloro (grandi e piccoli, residenti e non) che vogliono raccontare con la propria voce il luogo dove vivono, un episodio o un'esperienza significativa vissuta nella città di Milazzo. L'obiettivo del responsabile del progetto di questo sito è quello di dar voce alle mille risorse, ai mille tesori che Milazzo custodisce, di tutelare l'identità e la memoria storica cittadina. Raccontare Milazzo significa: narrare un aspetto particolare, descrivere un'emozione, un prodotto locale, un antico mestiere o un'antica ricetta culinaria, inviare una foto."
Sono più che felice di dare il via personalmente al progetto, con la presenza di alcuni estratti da Marco Talotta's World. Ecco il link:
http://www.comune.milazzo.me.it/racconta_citta.htm

giovedì 17 gennaio 2008

Teoria dell'Evoluzione


Se penso al passato, mi vien da ridere quando -in famiglia- consideravamo il tragitto da Milazzo a Messina come un viaggio da programmare, una sfida valorosa contro il tempo e lo spazio. Ricordo che ci preparavamo in maniera disordinata e nervosa, supervisionati attentamente da mio padre, che era sempre il primo ad essere pronto e giaceva, come un titano ferito, sulla sedia della sua camera da letto. Poi, finalmente, ognuno finiva di lavarsi, pettinarsi o guardare la TV, e ci si fiondava convulsamente in macchina, pronti a parlare di quanto si era fatto tardi, del parcheggio che non avremmo mai trovato e dei negozi che stavano già per chiudere, mentre noi eravamo ancora per strada. Qualche volta, istericamente, ci si rendeva conto che non avevamo neanche fatto benzina.

Adesso, con due figli spudoratamente sparsi per l'emisfero, i miei genitori intrepidi mandano giù, come fossero babà al rhum, voli all'estero e transoceanici. Un mese sono a Cambridge, l'altro a Washington DC. E se mio padre smettesse di parlare esclusivamente in italiano a tutti gli americani che incontra sul suolo statunitense, si potrebbe perfino parlare di evoluzione...

lunedì 7 gennaio 2008

Short Story: Lui

Era nato con le gambe. 2 bizzarre appendici che lo tenevano eretto sul terreno, senza che dovesse trascinarsi sulle braccia come tutti gli altri. Nessuno sapeva o capiva il perché di tanto crudele abominio. E intanto Lui, tra indicibili fatiche, aveva imparato a sfruttare la sua deformità. Mille volte era caduto al suolo, con sgraziata pesantezza, e aveva pensato rabbiosamente di rimanerci. In altre occasioni, semplicemente, la schiena non aveva retto allo straordinario sforzo e Lui si era dovuto piegare tra gli spasmi.
Ma alla fine di un caldo giorno d’estate, Lui era arrivato lì, dove l’aria non odorava di terra, e ci era voluto rimanere. Non importava a che prezzo.
La gente, al suo passaggio, a volte sollevava il capo e sogghignava del suo sfrontato, inammissibile equilibrio. Poi tornavano ai loro vuoti impegni quotidiani, imprigionati nelle regole istituite da chissà quale sconosciuto. Ognuno di loro si premurava di scavare laboriosamente il terreno, di raccogliere sassi, frutti e radici. E alla fine di ogni giornata consegnavano le pietre ai Guardiani, in modo che le usassero come armi di attacco o difesa. Successivamente, donavano buona parte del raccolto ai Vecchi Governatori, che regnavano su tutti con equa saggezza. Infine, strisciavano alle loro abitazioni con un magro bottino e pregavano, finché avevano voce in gola o speranza nel cuore. Nella quiete della notte, invocavano di continuo l’Entità che dimorava, da tempo immemore, oltre la Grande Collina. La scongiuravano di accoglierli, alla fine delle loro vite, nel Suo regno incantato dove tutto era migliore, armonioso. Dove tutto aveva un senso.
Quella era la forza che portava avanti le loro cieche esistenze ordinarie, che li faceva trascinare al suolo con accettazione. Gli bastava guardare verso la Grande Collina per sapere che ogni cosa, ogni singola creatura, aveva uno scopo ed una ricompensa vera. Così, erano sicuri e felici.
Ma Lui, il deforme, colui che adesso si ergeva sovrastando i suoi simili, era diverso. Lui aveva smesso di accontentarsi delle storie dei Vecchi Governatori. Ormai aveva in petto l’unico e ardente desiderio di vedere, in tutta la sua magnificenza, il luogo remoto dove dimorava l’Entità. Voleva raggiungerLa e parlarGli, chiederGli domande su domande, alle quali Lui non aveva mai trovato una risposta. E sentiva di essere il primo e l’unico che avrebbe potuto farcela.
Così, in un giorno normale di un mese normale, Lui decise di iniziare a scalare la Grande Collina sulle sue gambe. E nulla lo fermò.
Salì, si aggrappò, si sforzò, spinse fino allo stremo e gridò, e gridò ancora, mentre dal cielo la pioggia aveva cominciato a cadergli addosso con veemenza. Vento, acqua e gelo non fermarono le sue gambe, neanche per un istante, mentre la meta si faceva sempre più vicina.
Arrivò piangendo dalla gioia sulla cima, la cima della Grande Collina, e Lui, guardando oltre di essa, alla fine vide il nulla.

Il nulla più vuoto.

Il niente più arido e inaspettato.

Niente di niente di niente.

Cadde sulle ginocchia frastornato, incredulo, singhiozzante. Col petto, poi, si accasciò sulla ruvida roccia, mentre ancora pioveva su di Lui e su tutti gli altri là sotto. Lampi, tuoni e vento si facevano ancora più forti, ma ormai non importava.
Sulla cima della Grande Collina, quel pomeriggio, il nulla, lentamente, grandemente, ferocemente, gli riempì gli occhi ed il cuore.

venerdì 14 dicembre 2007

Criptozoologia : Recensione

Non molto tempo fa, rovistando nella sezione "Criptozoology" di una libreria fornitissima, ho trovato, acquistato e divorato in una sola notte "Bigfoot!The true Story of Apes in America", di Loren Coleman (in lingua originale). Sorvolando su alcune leggerezze e ingenuità dell'autore,sono rimasto particolarmente soddisfatto dall'intervista a Roger Patterson e Robert Gimlin, che forniscono un resoconto davvero immersivo e ricco di particolari del loro incontro con il Bigfoot. Ho inoltre apprezzato lo sforzo di Coleman, frutto di decenni di studi e ricerche appassionate, di dare un resoconto a 360 gradi del fenomeno Bigfoot. Il libro, infatti, include una sezione dedicata alle storie, al folklore, alle leggende e al rapporto dei Nativi Americani con questa creatura, per poi divagare sull'origine -scaturita da un equivoco nella traduzione dalla lingua Sherpa -dell'espressione"abominevole uomo delle nevi" . Tra gli altri argomenti, Coleman si sofferma sull' Homo pongoides esaminato da Sanderson e Heuvelmans e ci fornisce anche un elenco dei luoghi dove i Bigfoot sono stati avvistati con più frequenza. Come nota davvero dolente, ho trovato quantomeno risibile il capitolo riguardante le abitudini sessuali del Bigfoot (pensare a questa creatura sfuggente che si accoppia con una mucca, o leggere la descrizione -secondo un altro avvistamento- della sua "massive erection" mi ha lasciato perplesso).Il volume, dopo aver fornito numerose testimonianze di avvistamenti, ritrovamenti di tracce, racconti di rapimenti da parte della creatura villosa e formulazioni di teorie(perfino quella che mette in relazione Bigfoot e UFO), si conclude con uno spunto alla riflessione e dà una sua risposta -condivisibile o no- alle "three big questions" : 1) Se il Bigfoot è reale, perchè nessuno ha mai trovato un bigfoot morto? ; 2) Il Bigfoot è umano o possiamo considerarlo una scimmia? ; per finire con l'ultimo, più controverso interrogativo : 3) Se avessimo l'opportunità di imbatterci in un esemplare di Bigfoot, dovremmo abbatterlo per ottenere un'evidenza della sua esistenza?
In conclusione, se ne avete l'opportunità e se non l'avete già letto, vi consiglio di procurarvi una copia di "Bigfoot! The True Story of Apes in America",di Loren Coleman.Troverete un bel pò di castronerie e pareri discutibili, miscelati a particolari curiosi e non privi d'interesse. Se non altro, dopo la lettura, avrete l'effetto collaterale di voler partire per la California per esplorare Bluff Creek.

venerdì 30 novembre 2007

Storia di Due

Passeggiavano mano per la mano nei freddi giardini d'Ognigiorno.
Volsero lo sguardo verso il fondo del dirupo e Lo videro. Era immenso e senza fine.
" E' bellissimo ! " disse lei.
Lui la guardò negli occhi e ricambio il suo sorriso. " Sembra caldo ! " esclamò poi sorpreso.
Scavalcarono il recinto e si gettarono nell'Amore, lanciando per aria i loro vestiti invernali.
Nessuno li vide più nei giardini. La gente badava solo a coprirsi e ben presto si scordò di loro.

giovedì 8 novembre 2007

Un Ricordo d'Inverno

Arriva prima di tutti nel pomeriggio, guidando una cigolante camionetta d’altri tempi.
Poi, con un rituale antico e sempre uguale, prepara la sua bancarella sistemandone con cura ogni elemento. “Tutto pronto anche per oggi”si dice tra sé, e il vecchio che vende le caldarroste tira su il bavero della sua giacchetta e si strofina le mani per il freddo.
Nel frattempo, qualcuno tra la gente del paese ha già cominciato a passeggiare, sono tutti avvolti nei loro lunghi cappotti invernali. Il vecchio li guarda passare davanti a lui per un po’, quindi prende una manciata di castagne dal fuoco e la pone gentilmente sopra il banco, spargendoci su del sale.
Un bimbo, da una panchina, ha notato la nube di fumo che sale dal suo calderone e ha iniziato ad occhi aperti a fantasticare, osservandola cambiare forma mille volte con il vento. E’ un mostro possente, poi un’astronave, adesso un vascello spettrale.
Il venditore di castagne, intanto, ha sceso uno sgabello dalla camionetta e ci si è seduto su stancamente, per alleviare un po’ l’attesa.
Di fronte, la gente continua a passare. E, ogni tanto, qualcuno che il vecchio non riconosce lo saluta, facendo un cenno con il capo o con la mano. Sono troppe le facce che cambiano, ogni stagione. Non c’è più la gente che lui conosceva. Anni fa, qualche amico si fermava sempre a giocare un po’ a carte , o ad offrirgli un sigaro per parlare di come girava il mondo. “Forse perché allora non faceva così tanto freddo” pensa l’uomo avvicinandosi di più al fuoco.
Una signora elegante, attaccata al suo telefonino, si avvicina ed acquista in tutta fretta una busta di caldarroste, poi scappa via. Chissà dove.
E’ buio, ormai. Si accendono i lampioni con una magia sempre nuova, che il vecchio non si stanca mai di contemplare.
L’uomo delle caldarroste siede ed aspetta ancora, aggiungendo di tanto in tanto qualche castagna in quel calderone, che poi è tutta la sua vita.
Verso la fine del pomeriggio, quando dal cielo comincia a cadere qualche goccia di pioggia, una giovane coppia si ferma per comprare un po’ delle sue castagne calde e l’uomo li serve premurosamente, sorridendo ancora quando loro sono già lontani.
Il vento, adesso, inizia a soffiare più forte scuotendo gli alberi e le piante nelle aiuole.
Il venditore conta e riconta i soldi appena guadagnati e attende ancora un po’, dietro la sua bancarella, fin quando le persone svuotano la piazza del tutto, per rifugiarsi nel tepore delle loro abitazioni.
Lassù, le nuvole minacciano un temporale, ed il vecchio lo sa. Così, religiosamente, rimette a posto ogni sua cosa e si concede una sigaretta, perso chissà in quali pensieri. Dopo, ricontrolla pazientemente che tutto sia al posto giusto, dà l’ultima occhiata alla piazza e sparisce via come ogni altra sera. Senza che nessuno se ne accorga davvero.
A bordo della sua lenta camionetta, a metà strada, pensa a quella coppia di fidanzatini e si ricorda di un giorno di tanti anni fa, quando aveva conosciuto la sua Anna e se ne era innamorato. E il vecchio, tornando a casa, si sente felice.

E con quel sorriso sereno, una di queste fredde sere di Febbraio, senza nessun avviso o alcun rimpianto, l’uomo che vende le caldarroste si arrenderà all’inverno e si addormenterà dolcemente. Inevitabilmente. Chiuderà gli occhi stanchi, stringendo in pugno una delle sue castagne, e andrà lontano. Lasciando un vuoto nella piazza e nei ricordi di qualcuno.

lunedì 29 ottobre 2007

Una Spaventosa Storia di Halloween

Se quel rincoglionito dello Zio Sam mi chiedesse di selezionare un solo ed unico elemento per amare l'America, senza dubbio sceglierei la possibilità infinita di comprare impensabili stronzate. Non sto certo ad elencarvi le innumerevoli assurdità che riempiono gli scaffali dei supermercati, dei centri commerciali o, in particolare, dei negozi specializzati. Ma voglio almeno spiegarvi, zippatamente, cosa succede nella foto che imbarazzerà mia moglie e qualche dirigente della Simmenthal nelle decadi a venire. Qui, da dove vi scrivo, siamo nel bel mezzo di Halloween e, inevitabilmente, qualcuno dei miei friends mi ha invitato a cazzeggiare in allegria ad una delle sue feste. Dal momento dell'invito, ho sentito prima uno strano prurito alla nuca e poi qualcuno o qualcosa chiamarmi da lontano. Per giorni e notti ho percepito il suo ipnotico richiamo, che mi faceva sudare freddo e puzzare anche un pò. Poi, alla fine di uno stato di trance indottomi dallo spirito di John Wayne, ho misticamente compreso che io, all'età di 32 anni, ero il Prescelto della Prateria. Accompagnato dalla mia paziente consorte, sono corso a rotta di collo allo shop "Party City" e, piangendo convulsamente per la gioia della scoperta, mi sono inginocchiato per reggerlo tra le mani tremanti : era il Ridicolo Costume del Cowboy Imbecille. Gonfiato a profusione da una maestosa ventola interna perennemente in azione, il corpo della bestia si incastonava perfettamente con il mio, donandomi 2 aggraziatissime gambette aerodinamiche, mentre le mie divenivano zampone possenti e pronte al rodeo. Quella sera al negozio, mia moglie Christina-atterrita-mi guardò disperatamente (forse intuendo il suo destino) e mi disse con sincerità : "Quest'anno potrei vestirmi da Pocahontas". Quello che poi le successe echeggia ancora nel buio notturno della sconfinata prateria.

mercoledì 24 ottobre 2007

Comunicazione di Servizio

Indicazioni:

1) Leggete questa comunicazione.
2) Smaterializzatevi.
3) Materializzatevi alla fine della pagina web, esattamente dove si trova quel blocco di ciarpame contenente il logo MT, il contatore utenti, ecc.
4) Rileggete il punto 3 più volte, fin quando non l'avrete assimilato.
5) Dopo interminabili attimi di nervosa ricerca, esclamate "Puffurrah !!" alla visione della nuova scritta "Lascia un Messaggio".
6) Cliccate su "View Guestbook" se volete leggere i messaggi veloci inviati dagli utenti, oppure scegliete "Sign Guestbook" se avete voglia di scrivere qualcosa, che magari non c'entra niente con i posts del blog.
7) Memorizzate scrupolosamente la delicata procedura, per ulteriori accessi alla nuova sezione di "Marco Talotta's World".

lunedì 22 ottobre 2007

Lo Strano Destino del Dottor John Assuntina Von Ferdinand

Questa immagine, ancora in mano alle autorità , è l'ultima foto scattata al premio Nobel Dr. John Assuntina Von Ferdinand, deceduto recentemente in un tragico e goffo incidente. Dopo la sua ultima, illuminante invenzione del catetere wireless, si erano definitivamente perse le tracce dell'effeminato ed eccentrico scienzato, biologo, speleologo, proctologo, famoso anche come collezionista di poderosi equini purosangue. Ma il suo servile e morboso aiutante, Giannone il Golosone, in un atto di amore per il defunto padrone, ha alla fine reso pubblico il suddetto scatto ,che era segretamente in suo possesso. Con la foto, il Golosone ha scelto d' inviare una patetica letterina dal tono orrendamente mieloso, che spiega quanto accaduto al disgraziato Von Ferdinand. Dopo la sua ultima invenzione, rivela Giannone tra le lacrime, il professore aveva ricevuto numerosissime minacce dai produttori di cateteri tradizionali, oltre che da orde d'incazzatissimi vecchietti masochisti. Spinto dalle enormi pressioni e speranzoso di nascondere la sua evidente e molesta zoofilia, John Assuntina Von Ferdinand aveva elaborato un suo deviante piano per sfuggire ai pericoli del mondo esterno. Scortato dal villoso Giannone, si era trasferito in una spelonca per attuare un gesto estremo quanto coraggioso(anche se alcuni maligni lo considerano solo come una sua perversa luna di miele con il brutale aiutante). Il dottore, tramite complessi macchinari partoriti dal suo stesso ingegno, si era fatto astutamente ridurre in uno stato d'animazione sospesa. Il fine era quello di simulare la sua morte,durante un'escursione speleologica, e di renderla subito pubblica alla stampa, per poi tornare a vivere indisturbato e leggiadro nel centennio a venire. Il pomeriggio dopo l'operazione, come direbbe Hemingway, il dottore sognava i cavalli. Ma ironicamente, in un gozzoviglioso pic-nic a pochi metri da quella caverna, si trovavano a banchettare alcuni dei suoi migliori, affezionatissimi amici. E scoprendo Giannone il Golosone da solo nella caverna con il corpo esanime di John Assuntina, lo avevano prontamente stordito mediante violentissimi colpi di stalattiti. Colti da un'impeto di lealtà fraterna, si erano poi affrettati a chiamare un medico specializzato per effettuare l'autopsia sullo scienziato, in modo da stabilire al più presto le cause di quella che credevano una tragica fatalità. Il resto sta scritto sui giornali, che da settimane non fanno che parlare di sogni d'innocenza e del destino. Lo strano destino del Dottor John Assuntina Von Ferdinand.

lunedì 15 ottobre 2007

Effetto Trendy Post-Operatorio

E dal silenzioso oblio mi ritrasporto in prima pagina, per comunicarvi che mio padre ...(rullo di tamburi-grida laceranti di donne in apprensione-polka eseguita al momento sbagliato dal suonatore ubriaco)...è entrato nella fase di riabilitazione. Di bypass bionici, alla fine, ce ne sono voluti 6. E la sua mal ridotta valvola mitralica adesso è una ben ridotta valvola mitralica. Se tutto va bene, tra poco più di una settimana potrà uscire dalla sua tetra prigione ospedaliera e tornare a seminare il panico nella ridente cittadina Milazzese. Inoltre, secondo voci di corridoio molto attendibili, il non-paziente Mr.Talotta, dopo l'operazione, oltre ad aver acquisito maggior poderosità/temibilità, è diventato sinistramente capriccioso ed esigente. Mi dicono che abbia richiesto con insistenza di mangiare, invece dei tanto raccomandati omogenizzati, un gigantesco babà grondante rhum (alla fine ottenuto) e che preferisca il the del distributore automatico a quello fornito dalla zelante infermiera. Il prossimo passo sarà la pretesa di un letto ad acqua dolce, che si abbini al colore del suo nuovo pigiama di tessuto extraterrestre. La domanda che vi pongo è la seguente: sarà stato il petto appena depilato ad aver innescato la sua trasformazione in sofisticato fighetto ?

lunedì 1 ottobre 2007

Fate il tifo per lui

In questo momento, molto lontano dalla scrivania americana che regge il mio portatile, il mago nella foto sta affrontando una delle sue sfide.
In un ospedale di Catania, da giorni aspetta di essere operato al cuore. Era andato lì perchè, come il medico aveva detto, dovevano solo rimettergli a posto la valvola mitralica. Due giorni fa, però, hanno scoperto che per fare andare avanti quel cuore servono anche 4 bypass. So che non è grave, conosco bene quanto lui sia forte(invito chiunque a stringergli la mano per 3 secondi, senza invocare pietà) e sento pure che non dovrei preoccuparmi più di tanto. Il fatto è che, per esperienza personale, so quanto debilitante e deprimente sia la permanenza in corsia (per non parlare della riabilitazione). Tuttora, poi, nessuno immagina neanche quando sarà il giorno dell'intervento, rendendo quest'attesa davvero snervante. La mia unica certezza, in questo momento, è che mia madre, sua moglie ed unica accompagnatrice, riuscirà a vegliare su di lui come solo lei
sa fare. Sono sicuro, anche, che tutti voi farete il tifo per il Signor Talotta, il mio babbo e il vostro amico di sempre
. E alla fine, come dice sempre il mago in questione durante le nostre telefonate, è meglio pensare già al biglietto che ha comprato ansiosamente quest'Estate. Il biglietto per venirmi a trovare qui a Washington e trascorrere insieme questo Natale.

mercoledì 19 settembre 2007

La Marina di Milazzo

Oggi, chiudendo gli occhi, ho visto il lungomare di tutta una vita. Oggi, in quel buio, ho ritrovato la Marina piena di coriandoli, quando è Carnevale.
La Marina dei bambini che camminano sulla banchina, tenuti per mano.
La Marina dei vecchi, che siedono in pace.
La Marina dei colombi che mangiano il pane.
La Marina dello stesso uomo che vende sempre gli stessi palloni.

La Marina di ogni pomeriggio, dopo aver finito i compiti.
La Marina degli incontri.
La Marina di quando sei giovane e pensi che il mondo stia tutto lì.
La Marina in bicicletta, senza pensieri.
La Marina del primo bacio.
La Marina al mattino, quando a scuola non ci sei andato.
La Marina di quando tutti scappano sotto gli alberi, perché piove.
La Marina d’Estate, piena di mille voci e rumori.
La Marina in festa con le bancarelle, la musica e i torroni.
La Marina che si svuota a Settembre, quando iniziano le scuole.
La Marina alla sera, che ti chiama mentre sei ancora a casa.
La Marina del Sabato, prima di andare in pizzeria.
La Marina del mare in tempesta, con le onde che toccano i lampioni.
La Marina di quando cresci e ci trovi sempre la malinconia.
La Marina che ti porta spesso fino alle barche dei pescatori.
La Marina che odora forte del mare.
La Marina dei cani che riposano stanchi nelle aiuole.
La Marina di chi non sa più cosa fare e passeggia, forse per non pensare.
La Marina di quando vedi un bambino camminare sulla banchina, tenuto per mano, e pensi che una volta quel bimbo eri tu.
Oggi, da un Paese lontano, ho visto la Marina che ogni giorno è là, come fosse una persona gentile che ti aspetta sempre, con animo discreto. E nelle orecchie ho ancora il battito leggero del suo cuore mite e paziente. Un cuore grande fatto di alberi, silenzio e vecchi mattoni rossi.

venerdì 14 settembre 2007

La Mia Famiglia

C’è qualcosa che il tempo e lo spazio non potranno mai cambiare. Un prodigio che le cose del mondo lasceranno sempre intatto nella sua inesplicabile magia.
La mia Famiglia è un mistero infinitamente bello che sfugge via da ogni regola o paragone. E’ un legame vero che splende in faccia all’altra gente lasciandola abbagliata. E’ la luce di qualcuno che mi ha cresciuto con bontà immensa e amore sincero. Che mi ha donato tutto ciò che aveva senza esitare, gettandosi contro qualunque cosa potesse farmi del male. Sono loro l’onestà che la gente trova nei miei occhi, devo a loro tutti i miei sorrisi o i miei successi.
Ricordo spesso tutte le giornate al mare con la pasta al forno e le pesche, come se quegli attimi fossero ancora lì a galleggiare dentro un sogno. E le mille avventure felici del campeggio. O i viaggi a Messina tutti insieme, solo per comprare le scarpe nuove o i giubbotti per l’Inverno che arrivava. E spesso tra tante fatiche e sacrifici, facendomi contento anche quando le tasche dicevano di no.
Poi vedo Mamma che mi accompagna a Roma e segue ogni mio passo vegliando su di me. Un attimo e mi torna in mente pure l’immagine di Papà, che mi dà conforto e passa la notte sulla sedia di un ospedale, guarda me sdraiato nel letto ed io ritrovo la forza ed il coraggio per non arrendermi. Ecco che brillano forte anche tutti i momenti che ho condiviso con mio Fratello, la complicità della nostra grande amicizia. Il nostro essere diversi dagli altri perché veramente speciali, o forse pazzi.
Troppe cose a cui pensare, tante le memorie di allegria che dureranno per sempre. E prima che questa penna, che adesso scrive da oltreoceano, si fermi, sento di voler dare uno sguardo anche al futuro davanti a noi. Chiudo gli occhi e mi vedo a passeggiare con loro in Marina. E’ una bella giornata di sole e siamo uniti, come lo siamo sempre stati. Uniti e felici.
Ho scritto questa pagina per poi appenderla al muro. Meglio di un dipinto e più preziosa di un ornamento. Perché queste righe sono il respiro della nostra vita insieme. Di quella che c’è stata e di quella che verrà.
La vita straordinaria di Aldo, Maria, Marco e Claudio. La nostra Famiglia.

martedì 4 settembre 2007

I Veri Eroi

Sono eroi. E non hanno bisogno di un segnale per trovarsi o di frasi eleganti per stupire. Loro non hanno età e ridono in faccia al destino e a tutto il resto. Mille avventure, nel tempo, non li hanno mai stancati. Niente li ha fermati e sono sempre lì, pronti come il primo giorno. Come tutti i pomeriggi e le sere che hanno inventato il loro mondo insieme, mentre tutt'intorno l'altra gente e gli eventi cambiavano in fretta, per seguire i binari. Ma loro su quel treno non ci sono mai saliti. E nessuno saprà mai dove finiranno per arrivare. Forse, pensandoci, neanche loro lo sanno davvero. Ma va bene così, si dicono sottovoce. In fondo, gli eroi, la loro strada se la costruiscono da soli.

mercoledì 29 agosto 2007

mercoledì 8 agosto 2007