giovedì 23 febbraio 2012
lunedì 9 gennaio 2012
Lo Scrigno
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sabato 24 dicembre 2011
Buone Feste dal Mio Ometto che Cresce
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martedì 15 novembre 2011
Acqua, Terra, Braccia, Gambe e Ruote : "Leonardo Triathlon Milazzo"
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mercoledì 21 settembre 2011
Recensione di Super 8 (Versione Integrale), Pubblicata sul Numero di Settembre del Magazine "XTimes"
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giovedì 8 settembre 2011
"Milazzo". Testo: Marco Talotta - Foto: Giuseppe La Spada (http://www.flickr.com/photos/gls_italy/ )
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lunedì 1 agosto 2011
1IDEA = 1APP: La Lista dei 10 Vincitori
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martedì 12 aprile 2011
L'Ultimo Giorno
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martedì 1 marzo 2011
"Un Attimo Leggero Dentro un Sogno". Testo: Marco Talotta - Foto: Salvo Bombara (http://www.flickr.com/photos/coldsummerpics/)
-English Version- : A Light Moment Inside a Dream
And then, one morning, you will find yourself grown up and far away from that perfect blue, from the intoxicating roar of that silence. And that lost emotion will become your most precious memory. You will wake up and look out from who knows what window, among a thousand gray buildings that suffocate the day, searching bewilderedly for that innocent fragment of the past. And the beach, still there and still the same, will keep it for you, without ever losing it or spoiling it. That light moment inside a dream, that you never forgot.
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venerdì 11 febbraio 2011
Un Giorno
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mercoledì 2 febbraio 2011
Pensiero
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mercoledì 12 gennaio 2011
Apparizione (A Sorpresa) sulla Rivista X Times
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domenica 9 gennaio 2011
Un Vecchio Jukebox
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martedì 14 dicembre 2010
Buone Feste dal Mio Piccolo Luca
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mercoledì 10 novembre 2010
Mamma
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martedì 12 ottobre 2010
Pasticcio di Supereroi
Al rumore del vetro che si frangeva in mille pezzi, la Sala dell’Incommensurabile Saggezza si fece più buia, mentre le ombre s’ingrandivano ingoiando le pareti. Il Ragazzo Sonico gridò di terrore e l’Uomo Martello lo piantò immediatamente al suolo, la Donna Infiammabile s’incendiò bruciando il Trio dei Pennuti, l’Aviatore si gettò dalla finestra lasciando sulla poltrona il mantello volante, il Macellaio macellò l’Uomo Toro, il Cecchino Mistico sparò un proiettile mistico nella fronte assorbente dell’Uomo’Assorbente, il Ragazzo Pianta Carnivora divorò in un solo boccone l’Uomo Grillo e la Mosca Ninja, il Maestro di Rime fu centrato alla nuca dallo scettro rotante del Grande Duca, il Gigante Buono non si sentì più tanto buono e stritolò tra le mani il Bambino Prodigio e la Veggente Millenaria, il Cacciatore catturò ed impagliò la Donna Lupo, il Boia impiccò sé stesso, Doc Camaleonte si mimetizzò e fu investito in pieno dall’impazzito Uomo Locomotiva, il Burlone chiamò “spastico” l’Uomo Elastico e venne strangolato da un suo dito, il Cobra si avvelenò mordendosi la lingua, la Spia prese a colpi di radio in faccia Mr Radio-Spia, infine a Fungo Atomico scoppiò in petto una tremenda, immane, raccapricciante, devastante esplosione termonucleare. Bye bye Supremi.
E al termine della riunione il mondo, almeno quello che ne era rimasto, rimase senza alcuna difesa.
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lunedì 27 settembre 2010
La Fine dell'Estate
La fine dell’estate è come una paura che hai nel cuore. La spiaggia si svuota e non vedi più barche od ombrelloni, radio o asciugamani. Vanno tutti via, senza avvertire. Rimane solo il mare, sempre lì, che ingrossa le onde e ti chiama ancor più forte.
E’autunno, adesso, tempo di tornare alla vita reale. Io son già volato via, di nuovo, lontano da quel mondo che mi ha allevato. Nelle valige ho messo un po’ di tramonti, di piazze siciliane e di allegria sincera. Così l’inverno sarà più dolce.
Presto, qui e in altri posti arriveranno il gelo e la neve, e proprio adesso la pioggia batte forte sui tetti. Ma dai banchi di scuola e dagli uffici il pensiero di ognuno va al sole, ai tuffi, alle gite, alle corse in motorino e alla libertà. Intanto, rinchiuse nell’ordine delle cose, le nostre vite vanno avanti. Aspettando con pazienza che arrivi un'altra estate.
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lunedì, settembre 27, 2010
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domenica 19 settembre 2010
Un Sogno
Nuotavo smarrito tra i flutti del mare aperto, alle prime luci del mattino. Dall’orizzonte, nella sua crudeltà, mi apparve l’enorme, rigonfia carcassa di una balena. Metà della testa era già andata, il resto del corpo orrendamente mutilato. Una miriade di pesci attorno quella pozza rossa che, disperatamente, cercavo di non raggiungere. E becchi rossi dei gabbiani che staccavano la carne brandello su brandello. Le onde sbattevano su e giù quel titano senza vita, mentre le bestie, nella furia famelica di quel banchetto, continuavano ad accalcarsi tra loro senza fine. Nell’aria, in quell’angolo di oceano, si spandeva un odore terribile. Io, per qualche ragione, non provavo paura e stetti ad osservare a lungo. Mi chiesi cosa fosse successo a quel gigante caduto, le cui spoglie, adesso, venivano martoriate e fagocitate avidamente. E cercai di capire il perché di tanta ferocia insita nella natura delle cose. Poi, mi ritrovai a vagare confusamente nel porto a notte fonda, a piedi scalzi e con gli abiti fradici ritornai a casa. E con grande dispiacere, con gli occhi colmi di tristezza, notai che la vita continuava. Mi accorsi che le automobili erano sempre lì per strada, le luci nei portoni ancora accese e che il vento sbatteva le solite cartacce sul marciapiede. C’era una coppia che fumava e discuteva in un balcone e sorpresi un gatto saltar via da una ringhiera. Ogni cosa andava avanti lo stesso senza pena, rimorso od incertezza. Nonostante la perdita del cetaceo.
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mercoledì 25 agosto 2010
Pomeriggio Surreale
Passeggiata al fresco di fine estate, senza scopo, da solo per una strada che le gambe conoscono a memoria. Dal nulla la pioggia mi sorprende. Pesantemente cade, precipita, spinge su ogni cosa. Batte su viso e corpo, si fa strada tra pelle e muscoli, arriva all’anima e seppellisce tutto quello che c’era di me. Rimane solo una pozza d’acqua gelida, sul bordo del marciapiede, che pian piano svanisce all’arrivo del sole. E nessuno se ne accorge davvero.
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mercoledì, agosto 25, 2010
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lunedì 23 agosto 2010
Tre Canzoni dalla Mia Adolescenza
Ed hai visto luccicare i miei occhi per te, nella notte.
Ma se tu davvero vedessi il mio cuore capiresti.
E senza far rumore ce ne andremmo via, per mano.
Senza una meta ma insieme, lasciando dietro le nostre ombre.
Se tu vedessi il mio cuore potresti volare con me, sfiorando le onde fredde del mare. E tutti i pesci prenderebbero a saltare.
Chiudi gli occhi e guardami dentro. Non mi farai male.
E ci abbracceremo tutta la notte, mentre il silenzio ubriaca le strade.
E ce ne andremo liberi, senza più voglia di tornare.
Senza più voglia di tornare.
Canzone Triste
Quanti gatti per la città! Tremila occhi che squarciano il
buio. Escon di notte e nemmeno lo sai.
Sembrano un fiume che inonda le strade.
E poi davanti seimila topini. Corrono svelti per vivere ancora. E per scappare di nuovo domani.
Sul marciapiede c’è un vecchio ubriaco, piange in silenzio
e si copre le braccia. La sua coperta è fatta di sogni, dei sogni più belli.
Sopra nel cielo ha paura la luna, che questa notte
non vuole apparire. Mai come adesso la terra sta zitta.
E tutto intorno un miagolio che si allontana.
Che si allontana.
La Canzone del Mare
Guardavi i gabbiani tra i raggi del sole. Scendevano lenti
e leggeri sul mare. Ridevi e dicevi che carezzavano le onde.
Carezzavano le onde.
Il vento soffiava, e soffiava con forza. Tu mi baciavi più forte di
lui. Forse è per questo che ti chiamavo amore. Forse è per questo che
stavo con te.
Un pescatore rideva sul molo. Dentro al suo secchio saltavano i pesci. Saltavano i pesci.
In aria sentivo il tuo dolce profumo, e una canzone suonava per noi.
Ma ora nell’aria c’è solo il silenzio, ed i gabbiani non volano ormai.
Io mi domando perché sei sparita, mentre le onde mi bagnano il cuore. Sto tutto il giorno col vento ad aspettare. Forse tra un poco poi arriverai.
C’è un pescatore che ride sul molo. Dentro al suo secchio
c’è un vecchio scarpone. C’è un vecchio scarpone.
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sabato 17 luglio 2010
Monologo Stanco, Aperto e Senza Pretese
Chissà come ci si sente quando sei morto. E la tua vita, o almeno la tua percezione di essa, è andata via da qualche parte. Quando non c’è più cuore e respiro, muscoli o parole. Chissà dove si va, se si pensa ancora. Chissà perché nessuno ancora lo sappia per certo, perché molta gente ne abbia paura solo all’idea. Magari, per comprendere certe cose, bisogna filtrarle attraverso una diversa percezione, trovandosi cioè in una condizione differente. Chissà se tutti i mondi che creiamo con la fantasia, od ogni nostro sogno e pensiero, sono vivi in un’altra dimensione. Mi chiedo poi perché gli animali, che sono vivi come noi, che usano istinto e sensazioni più e meglio di noi, siano così sottovalutati, considerati comunemente come esseri inferiori. Gli uomini hanno inventato la logica, il linguaggio, la prigione del tempo, hanno costruito regole e religioni per avere il controllo della loro realtà, per dare un senso a qualcosa che non hanno mai capito interamente. E che non riescono a decifrare neanche adesso che la loro scienza è arrivata inevitabilmente al limite. A volte penso che se il genere umano non si fosse mai “evoluto” al livello attuale, il nostro pianeta non sarebbe un mondo stravolto ed in pericolo. Ed io non avrei la lucidità di pormi tutte queste domande.
Così, in una notte come questa, contemplando quel mare che tanto mi ha atteso, la mente spazia verso l’infinito e riaffiorano vecchi, assurdi interrogativi. E se facessimo parte di un progetto di cui forse è meglio non essere al corrente? Siamo davvero gli oggetti inconsapevoli di un esperimento? E se ogni individuo avesse la sua personale realtà, dettata dal cervello e dalle proprie percezioni? Oppure se, come esseri umani, avessimo da tempo imboccato una strada sbagliata, che ci sta portando verso qualcosa di innaturale e che non ha senso? Ho la spiacevole sensazione che le risposte a tutte le domande importanti, quelle che lasciano un vuoto nell’anima, ci siano negate di proposito. Non nascondo, quindi, la mia invidia per quelle persone convinte che esistere sia una mera questione di sopravvivenza, dove ciò che conta è solo mangiare, dormire e lavorare. Nascono, si agganciano ai binari che trovano davanti a loro e muoiono privi di tormenti, senza neanche chiedersi il perché di quel viaggio. Beati loro.
Adesso in molti credono che il mondo sarà soggetto ad un enorme cambiamento, o addirittura finirà, nel 2012. Se così fosse, non penso che sia la prima volta per la Terra. Ho la sensazione che questo pianeta ospiti, ciclicamente, civiltà ed esseri viventi. Io, nel mio piccolo microcosmo, nella mia esperienza di uomo messo in terra, sto qui e cerco di comprendere quel che posso. Al prezzo di sembrare folle, non scarto nemmeno le ipotesi più lontane dal modo di pensare “tradizionale”. E comincio ad esser dell’idea che la verità, altro termine inventato dalla nostra lingua per incamerare qualcosa di immenso ed assoluto in un concetto o singola parola, risieda dentro di noi. E che sprechiamo del tempo prezioso quando ci ostiniamo a cercarla esclusivamente all’esterno.
Intanto, davanti a questo cielo notturno di metà Luglio, respiro l’aria della mia Sicilia e gioisco nel trovar per strada la mia gente, provando emozioni quasi dimenticate. Poi torno a casa e osservo quel piccoletto nella culla che dorme già da un pezzo, mentre mia moglie apre gli occhi per regalarmi un sorriso. E, ancora per un altro giorno, mi accontento cosi'.
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sabato, luglio 17, 2010
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